1.2 - Dante e
la Commedia
Esplorata in ogni sua parte da una bibliografia
vastissima, l’opera di Dante continua ad attirare l’attenzione di
studiosi e interpreti. L’importanza delle innovazioni di Dante emerge con
maggiore chiarezza al momento della scelta del volgare italiano come lingua
della poesia e della cultura in genere, al posto del latino. Dante decide di
usare la lingua della gente, del "volgo", per esprimere le sue idee:
così facendo nobilita il volgare toscano e compie il primo passo per l’affermarsi
di una lingua unitaria in Italia.
Il capolavoro di Dante era originariamente intitolato Commedia; il
titolo fu poi arricchito da Boccaccio con l’aggiunta dell’aggettivo Divina, perché
il viaggio purificatorio di Dante lo conduce proprio verso il Paradiso, verso la
donna che lo ha ispirato, Beatrice (che rappresenta la Sapienza Celeste), e
verso Dio: “è impossibile - ha scritto il celebre critico letterario Carlo Dionisotti
(1908-1988) - in una
storia della lingua italiana sopravvalutare l’importanza di Dante [...]. Dante
ha significato la vittoria del toscano e la decadenza a dialetto di ogni altra
parlata italiana”.
Attualmente il lessico dell’italiano è costituito per il 56% da vocaboli
già duecenteschi, per il 15% da quelli immessi dal solo Dante, per il 19% da
lessico trecentesco, mentre solo una minima percentuale è rappresentata da
apporti successivi.