1.3 - Petrarca e Boccaccio
Francesco Petrarca (1304-1374), poeta
e grande letterato, è considerato il primo umanista perché la sua poesia è
una continua analisi delle inquietudini, dei dubbi e dei diversi stati dell’animo
dell’uomo. Come Dante anche Petrarca è coinvolto nel mondo politico e
denuncia aspramente la corruzione della corte papale ad Avignone (1307-1377). La
sua perfezione stilistica e linguistica darà origine a una forma poetica che
viene definita "petrarchismo". Pur prendendo spunto dalle grandi opere
latine, Petrarca sviluppò il volgare con la continua ricerca di perfezione
nello stile.
La sua opera più importante è il Canzoniere,
366 poesie "in vita" e "in morte" della donna che lo
ispirava, madonna Laura. I suoi sonetti contengono riflessioni profonde sugli
effetti dell’amore sul suo animo: illusioni, delusioni, angosce. È di
particolare rilievo la meditazione sulla fugacità e sulla caducità delle cose
umane, perché "quanto piace al mondo è breve sogno" (verso
tratto dal sonetto che apre il Canzoniere, Voi che ascoltate in rime
sparse il suono).
Giovanni Boccaccio (1313-1375) è il
primo grande prosatore e narratore della letteratura italiana perché sviluppa
la varietà delle situazioni e la caratterizzazione dei suoi personaggi. Come
Dante e Petrarca, Boccaccio ha un importante coinvolgimento sociale; a casa sua
si svolgevano riunioni tra i grandi intellettuali. La sua prosa è un modello
letterario e il suo linguaggio rispecchia le caratteristiche dei suoi personaggi
grazie a una raffinata ricerca delle parole.
La sua opera più rappresentativa è
il Decameron, definito come una "laica commedia umana":
sette donne e tre giovani si rifugiano nella campagna fiorentina per sfuggire
alla peste e raccontano delle storie che comporranno le 100 novelle dell’opera.
In queste novelle c’è una visione realistica della vita, il mondo è guidato
dalla forza naturale dell’amore e dalla Fortuna e l’uomo grazie all’intelligenza
può sfruttare le occasioni offerte dalla Fortuna.