Scheda 3 - La satira
La satira è un genere letterario in versi o in prosa che ha come oggetto la rappresentazione della realtà tra il serio e il comico con scopi di parodia o di polemica moralistica.
La parola satira risale al latino satura, piatto colmo di primizie che veniva offerto durante delle festività religiose alla dea Cerere, con accompagnamento di canti, di danze, di battute vivaci. Nel passaggio dalla sua origine folklorica e popolare alla codificazione letteraria, la satira conserva l’elemento della parodia e della libertà linguistica, mescolando parole auliche, usate ironicamente, espressioni plebee, toni, stili e metri di varia natura. Nel Medioevo si rifanno alla satira i misteri buffi, gli spettacoli dei giullari, le composizioni carnevalesche, in cui la critica ai potenti si nasconde sotto l’allegoria o la favola degli animali. Nel Rinascimento le Satire di Ariosto (vedi la scheda 6) riprendono il modello classico oraziano, ma largo spazio ha la satira di costume, che si intreccia con altri generi, quali il dialogo e la commedia (Aretino, Folengo, Ruzante). Nel Settecento la satira si dilata in composizioni lunghe, in cui prevale l’intento morale, di censura della società, come nel poema Il giorno di Giuseppe Parini (1729-1799). Nell’Ottocento infine la riflessione filosofica le fa assumere un carattere più profondo e radicale, come nei Paralipomeni alla Batracomiomachia di Giacomo Leopardi (1798-1837). Lo spirito ironico e parodistico di questo genere si trasmette alla letteratura dialettale e in particolare emerge nella poesia milanese di Carlo Porta (1775-1821).