Scheda 10 - Carlo Goldoni

Il teatro di Goldoni è profondamente legato alla sua città d’origine, Venezia, dove nacque nel 1707, in una famiglia borghese: il padre era medico. Dal nonno paterno ereditò la passione per il teatro; tanto che a quattordici anni, mentre studiava a Rimini, fuggì dalla scuola per seguire una compagnia di attori. Intrapresi gli studi di diritto presso l’Università di Pavia, da cui fu espulso nel 1725, riuscì a laurearsi a Padova nel 1731 e per alcuni anni esercitò la professione di avvocato, lavorando contemporaneamente come consulente e poi come direttore artistico presso alcuni teatri veneziani. L’incontro nel 1748 con il più importante impresario dell’epoca, Girolamo Medebach, che gestiva il teatro Sant’Angelo, lo spinse a dedicarsi a tempo pieno alla sua passione: comporre commedie. Fu Medebach a dargli ampia libertà di condurre la sua battaglia per una riforma del teatro comico. All’epoca gli autori al servizio delle compagnie teatrali erano semplici "soggettisti": si limitavano cioè a delineare una vicenda e a sceneggiarla sommariamente, lasciando gli attori liberi di improvvisare dialoghi, monologhi, battute comiche e movimenti scenici. Goldoni invece aveva già scritto interamente la parte del personaggio principale per il Momolo cortesan (1738) e un copione completo in tutti i ruoli per La donna di garbo (1743).

Nella stagione teatrale 1748-1749 furono rappresentate alcune commedie nuove, tra cui I due gemelli veneziani, La vedova scaltra, La putta onorata. Superato brillantemente quel primo vero esame, seguì un periodo di grande creatività artistica: memorabile fu l’anno teatrale 1750-1751, in cui l’autore, mantenendo la promessa fatta al pubblico, compose ben sedici commedie. Il trionfale successo portò anche i primi dissapori con Medebach, dovuti a questioni economiche, che spinsero Goldoni a passare nel 1753 al teatro San Luca, di proprietà del nobile Francesco Vendramin. Della ricchissima produzione del quinquennio 1748-1753 ricordiamo almeno alcune delle commedie più rinomate e riuscite: Il teatro comico, dove l’autore rappresenta se stesso alle prese con attori poco propensi a cambiare modo di recitare, La bottega del caffè, La famiglia dell’antiquario, La locandiera.

Al periodo della collaborazione con Vendramin (1753-1762), non privo per altro di contrasti e di incomprensioni, risalgono alcuni altri capolavori: Il campiello, I rusteghi, la Trilogia della villeggiatura, Sior Todero brontolon, Le baruffe chiozzotte e Una delle ultime sere di carnovale, con cui il commediografo si congedò dal pubblico veneziano per trasferirsi a Parigi, dove gli era stata offerta la direzione del teatro della Comédie italienne.

A Parigi Goldoni subì ulteriori delusioni a causa di una più dura resistenza dei "comici dell’arte" a sottostare alla volontà dell’autore e a causa della diffidenza del pubblico francese. Nel 1765 Luigi XV gli offrì l’incarico di maestro d’italiano delle principesse reali. Da allora, per più di vent’anni, Goldoni divise la sua vita tra la reggia di Versailles e i palcoscenici cittadini, dove fu assai attivo come organizzatore di spettacoli. Nel 1771 ottenne un notevole successo con la commedia Le bourru bienfaisant ("Il burbero benefico"), che andò in scena alla Comédie française. In francese pubblicò anche la sua autobiografia, i Mémoires, una delle più originali opere di narrativa del Settecento. Visse negli ultimi anni con una dignitosa pensione di corte, che però, dopo lo scoppio della Rivoluzione, fu soppressa, lasciandolo in miseria. Morì a Parigi nel 1793 proprio nei giorni in cui l’Assemblea Legislativa, stabilendo la restituzione del suo vitalizio, riconosceva alle sue commedie "un presagio della caduta del dispotismo".