Scheda 13 - Alessandro Manzoni
Nacque a Milano nel 1785 in una famiglia nobile. Da ragazzo frequentò scuole tenute da religiosi e assorbì tanto i principi della fede quanto le idee dell’Illuminismo: era nipote per parte di madre di Cesare Beccaria, il famoso giurista sostenitore dell’abolizione della pena di morte. A Milano conobbe i più importanti scrittori italiani dell’epoca, Vincenzo Monti e Ugo Foscolo, di cui subì l’influsso nei versi giovanili ispirati alla poetica del Neoclassicismo. Strinse inoltre varie amicizie con esponenti del Romanticismo milanese, tra cui il poeta dialettale Carlo Porta. Sempre nella sua città, incontrò Enrichetta Blondel, figlia di un banchiere ginevrino, la quale divenne sua moglie nel 1808.
Gli altri due centri culturali che ebbero importanza nella biografia di Manzoni sono Parigi e Firenze. Nella capitale francese si trasferì nel 1805, per raggiungere la madre che da tempo si era separata dal marito. Qui visse fino al 1810 e soggiornò varie volte anche in seguito. Entrò così in contatto, nel periodo del trionfo e poi della caduta di Napoleone, con ambienti culturali molto evoluti, che lo avvicinarono alla filosofia degli idéologues, intellettuali liberali moderati, e al movimento romantico, che dalla Germania stava conquistando l’Inghilterra e la Francia. Tornò anche alla fede cattolica, che aveva in precedenza abbandonato, conciliandola con le idee di libertà e democrazia in cui credeva. Tale conversione condizionò tutta la sua vita e la produzione letteraria successiva. Firenze invece fu per Manzoni la città della lingua italiana, il centro da cui doveva diffondersi una lingua parlata e viva, a vantaggio di tutta la nazione. Questa idea, a cui arriverà dopo un soggiorno a Firenze nel 1827, determinerà, dopo la conversione religiosa e quella letteraria, una conversione linguistica, che spingerà lo scrittore ad abbandonare l’italiano libresco della letteratura del suo tempo.
Il periodo più fecondo della sua produzione artistica è concentrato a cavallo tra il secondo e il terzo decennio dell’Ottocento, dopo l’adesione al Romanticismo, di cui divenne il principale esponente italiano. In quegli anni scrisse gli Inni sacri (1812-1822), poesie di argomento religioso; le due tragedie, Il Conte di Carmagnola (1820) e l’Adelchi (1822); le odi, Marzo 1821 e Il cinque maggio (1821), composto in occasione della morte di Napoleone.
Convinto che la letteratura dovesse proporre temi popolari, legati ai problemi della realtà, da quelli collettivi a quelli intimi della coscienza individuale, Manzoni decise di intraprendere la strada del romanzo. Nel 1821 iniziò la stesura del Fermo e Lucia, terminato nel 1823 e poi rielaborato fino alla pubblicazione nel 1827 con il titolo I promessi sposi. Questa prima edizione fu oggetto di un lavoro di correzione linguistica lungo e faticoso ispirato alla conversione al fiorentino contemporaneo di cui si è detto: la nuova edizione fu pubblicata a dispense tra il 1840 e il 1842; essa ha offerto un modello di lingua che, attraverso la scuola, ha agito in modo molto efficace per la diffusione dell’italiano. L’opera segna la vera e propria nascita del romanzo italiano e ne costituisce uno degli esempi più alti. Il narratore finge di avere trovato e riscritto una storia riferita come vera da un autore anonimo del Seicento, in un vecchio manoscritto. I fatti si svolgono lungo un arco cronologico che va dal 1628 al 1630, all’epoca della dominazione spagnola in Lombardia: Manzoni studiò approfonditamente questo periodo, ponendo molta cura nella ricostruzione dell’ambiente e degli eventi storici che fanno da sfondo al romanzo. Per la prima volta nella letteratura italiana protagonisti di una vicenda tragica sono due giovani popolani e non personaggi illustri (nobili, potenti, guerrieri ecc.). Infatti il romanzo racconta, con alcune importanti digressioni, le sofferenze e le peripezie che due poveri montanari della provincia di Lecco, Renzo e Lucia, sono costretti ad affrontare prima di riuscire a sposarsi. Il lieto fine dimostra che l’uomo può contare sulla guida e l’intervento della Provvidenza divina, ma non cancella la coscienza del tragico dominio nella vita e nella storia del male e dell’ingiustizia.
Esaurita la vena creativa, Manzoni continuò a dedicarsi alla ricerca storica e alla stesura di opere filosofico-morali e linguistiche, come il trattato Della lingua italiana, a cui lavorò tra il 1830 e il 1860 ma che rimase incompiuto e inedito. Ampia diffusione invece ebbe la Relazione che lo scrittore compose nel 1868, quando, a pochi anni dalla nascita dello stato italiano, un ministro della Pubblica Istruzione gli affidò l’incarico di proporre strategie e metodi per l’unificazione linguistica del paese. Nel 1861 Manzoni era stato nominato senatore a vita, in riconoscimento del suo contributo ideale a tutto lo sviluppo del Risorgimento italiano, cioè alla lotta per la conquista dell’indipendenza e dell’unità nazionale. Morì a Milano nel 1873.